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venerdì 5 novembre 2010

IL CAMMINO PER CONOSCERE MEGLIO SE STESSI - Prima parte -

"Questo libro si sforza di spiegare te a te stesso per renderti capace di vivere in modo più ricco, libero ed equilibrato con te e con gli altri......................La mia speranza è che tu riesca a ritrovarti in questo libro e, dopo esserti riconosciuto, tu possa cominciare a considerarti con un pò più di rispetto".
E' quello che scrive W.H.Missildine (neuropsichiatra  infantile statunitense) nella prefazione del suo meraviglioso libro: "Il bambino che sei stato".
Si parte dal presupposto che ognuno di noi è stato bambino e pertanto le esperienze vissute nell' infanzia determinano i nostri atteggiamenti di persone adulte. Il bambino che siamo stati non fà parte del passato, ma continua ad esistere  dentro di noi ed a condizionare i nostri comportamenti e le nostre emozioni. 
"Cosa è successo al bambino che sei stato? E' morto? E' stato buttato da qualche parte come i giocattoli vecchi, la cartella lo slittino? E' stato forse abbandonato, perso nel corso del tempo e alla fine dimenticato?"
Bisognerebbe imparare a ricordare chi siamo stati e l'ambiente in cui siamo vissuti, e come i nostri genitori hanno interagito con noi bambini. Ogni volta che ci troviamo difronte ad un  solo individuo, vuoi amico o compagno di vita o collega di lavoro, dobbiamo considerare che siamo quattro e non due, accanto a noi  ci sono i bambini che siamo stati. Nel libro sono descritte  vicende accadute ad  alcuni pazienti e riportate come esempio, storie che io tralascerò, mentre mi soffermerò in particolar modo sull'esasperazione di alcuni atteggiamenti patogeni e dannosi dei genitori e delle conseguenze che si ripercuotono sul bambino e sull'adulto che esso diventerà.
Ogni schema psicologico è descritto in maniera "pura" che nella realtà non esiste. Ogni atteggiamento non ci riguarderà totalmente ma potremmo ritrovarci in più profili e  non dimentichiamo che i nostri genitori sono esseri umani con le loro debolezze, portatori di atteggiamenti radicati nella loro cultura e del bambino che sono stati.
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martedì 26 ottobre 2010

Michele Messeri : vittima delle sue donne o carnefice?






Chi ha ucciso Sarah Scazzi? E' quello che ci chiediamo da quando è stato ritrovato il corpo di Saah nel pozzo. Lo zio? La figlia Sabrina? Non sappiamo chi mente e chi dice la verità. Due le ipotesi: nella   prima se  fosse stato lo zio Michele il movente sarebbe a scopo sessuale quindi l'avrebbe uccisa in un momento di rabbia perchè Sarah potrebbe averlo minacciato di dire tutto ai familiari riguardo le molestie subite da parte dello zio. Nella seconda ipotesi se fosse stata Sabrina, il movente sarebbe per motivi di gelosia. Una gelosia morbosa nei confronti della cugina che stava sbocciando in tutta la sua bellezza e che quindi, inevitabilmente attirava le tenerezze e le attenzioni di tutti tra cui quella per Ivano, il ragazzo su cui aveva convogliato la sua passione ossessiva.
Se fosse veritiera la seconda ipotesi Michele Messeri sarebbe  vittima di Sabrina  e forse della moglie e non carnefice!
All'inizio della storia ha dichiarato di essere stato lui a strangolare la nipote a causa delle attenzioni  che aveva rivolto alla piccola Sarah, ma potrebbe essersi assunto le colpe a fin di bene, per un ennesimo sacrificio verso la famiglia e soprattutto per salvare sua  figlia Sabrina. Non dimentichiamo che tra la scomparsa di Sarah e il ritrovamento del suo corpo, sono intercorsi 43 giorni e  la famiglia Messeri avrebbe avuto tutto il tempo  per studiare a tavolino e accordarsi dettagliatamente sugli avvenimenti, oltre ad aver pulito accuratamente il luogo del delitto.
Si dice che Misseri non dormiva neanche nel letto con la moglie e che le tre donne di casa lo trattavano  malamente, si rivolgevano a lui sempre con arroganza e lui sfogava la sua frustrazione nel lavoro. Si alzava alle 3 del mattino e lavorava fino a sera tarda. Non è l'immagine di  una famiglia serena e unita, lui comandava meno di zero. Ha subito le angherie di tutti i familiari i quali avrebbero potuto mettergli  in bocca le parole da dire, avrebbero persino potuto imporgli di assumersi la responsabilità del delitto. Immaginiamo solo per un attimo  Michele Messeri alle prese con un cellulare? Ha detto di averlo tenuto nascosto in macchina per qualche giorno, di aver tolto la simcard, addirittura sono partite alcune telefonate dallo stesso.... No un uomo semplice non sarebbe arrivato a tanto, sono anni che provo a spiegare a mio padre come si usa un telefonino. Ci ho rinunciato. Di nuovo pongo a voi la domanda: VITTIMA O CARNEFICE ?