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giovedì 16 dicembre 2010

IL CAMMINO PER CONOSCERE MEGLIO SE STESSI - Quarta parte

IL PERFEZIONISMO
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A causa dello spazio sono costretta a sintetizzare al massimo il contenuto del post anche se ci sarebbe tanto da discutere


E' un atteggiamento patogeno assunto dalle persone di successo che lottano incessantemente per ottenere di più, per ottenere la" perfezione" senza peraltro riuscirci perchè una volta raggiunto lo scopo, pretenderanno ancora di fare meglio.
Chi è il Perfezionista? In genere il perfezionista fa' sforzi disumani affinchè tutto sia perfetto: ogni cosa al suo posto, i colori abbinati nel modo giusto, l'angolatura della finestra regolata perfettamente, la casa sistemata con le cose al posto giusto, le parole giuste al momento giusto, naturalmente precisione negli orari stabiliti, scrupolosa osservazione delle buone maniere, ecc....Difficilmente troverà la persona (partner)che le andrà bene. E' metodico, perfezionista, sistematico e puntiglioso, organizza tutto nei minimi dettagli e pretende dagli altri lo stesso comportamento. Il perfezionista spende più delle energie necessarie, si accanisce nelle prestazioni per ottenere una soddisfazione di breve durata perchè il suo motto è "lottare per fare ancora meglio".
Che cosa ha causato il Perfezionismo? Quando un genitore è esigente e nega al bambino il proprio consenso pretendendo da lui una maturità superiore alla sua età, si crea il "Perfezionismo".Anche quando il bambino farà qualcosa di buono (prendere un bel voto o semplicemente un atto di buona educazione), il genitore non gratifica adeguatamente il bambino ma lo spinge a fare ancora meglio.Il genitore non fa' altro che tenere il proprio figlio sotto costante tensione, in ansia per se stesso e per quello che fa',inculcando in lui disistima e sfiducia di sé.
Il bambino da adulto sarà costantemente preoccupato ed assillato ad ottenere risultati positivi sia in campo fisico che intellettuale e sociale, inoltre sarà perennemente insoddisfatto e
disprezzerà i traguardi che conseguirà sottovalutando i suoi successi.
Che cosa puoi fare?
  1. Cerca di ricordare i momenti di denigrazione del "bambino del passato" e sforzati di ridurre la "sua" tensione inutile di fare sempre meglio
  2. Inventati una modalità tutta tua di considerarti, fissa tu le regole e cerca di ignorare le pretese che i  genitori avevano con te.
  3. Affronta e contrasta la tua tendenza ad autodenigrarti, sopporta l'ansia che si crea fino a che non  s i sarà consolidato il tuo nuovo atteggiamento, impara a non sminuirti e non lottare per realizzare quell'irraggiungibile perfezionismo.
(Vai alla quinta parte-da realizzare)
    (Torna alla prima parte)

      mercoledì 15 dicembre 2010

      IL CAMMINO PER CONOSCERE MEGLIO SE STESSI-Terza parte

      In questa  terza parte  inizierete a scoprire che genere di bambino  siete stati . In un momento della giornata in cui sarete soli e rilassati, iniziate a richiamare alla mente i momenti della vostra infanzia . Di che umore eravate di solito? Ricordate i momenti in cui vi siete impuntati per ottenere qualcosa, vi siete sentiti tristi o abbandonati? Ricordate i vostri capricci, quando e come venivate  castigati? Come cercaviate di conquistare l'approvazione dei  genitori? Eravate un bambino felice? Pensate  ai momenti in cui vi siete arrabbiati? Quali erano le vostre  reazioni? Avevate delle paure? Che cosa vi spaventava?
      Tutte le risposte a queste domande sono fondamentali  per riuscire a capire chi siete stati ma  più importante è ricordare gli atteggiamenti predominanti che hanno assunto i genitori nei vostri confronti.
      Cercate di ricordare gli atteggiamenti, le emozioni e i sentimenti dei vostri genitori, a come agivano, a come trascorrevano il tempo libero, la pulizia, il sesso, l'amore.
      Certo ci vorrà tempo per  ricordare, sarà un lavoro lungo e paziente.
      Prendete carta e penna e iniziate  ad appuntare tutto ciò che ricordate, pian piano si delineerà il clima in cui siete cresciuti e che ha influenzato il vostro sviluppo emotivo e il vostro modo di pensare.
      Ricercate nella quotidianità i tratti principali e /o predominanti che i  genitori adottavano con voi.  Erano indulgenti o severi? Uno lo era più dell'altro? Che cosa li faceva ridere o arrabbiare? Si preoccupavano della vostra salute? Quanto? Litigavano? Per che cosa? Come si comportavano con vostro fratello o sorella? Usavano atteggiamenti diversi con ognuno di voi? Di quali argomenti discutevate (religione, sesso, tabù, razzismo) e come la pensavano a riguardo? Tutte queste domande vi aiutano a ricordare l'atmosfera familiare in cui avete vissuto e che di conseguenza avete  assorbito. 
      Ripeto, questi atteggiamenti sono consueti in tutti i genitori ma la qualità patogena o dannosa dipende dal modo eccessivo in cui sono stati applicati e che hanno contribuito alla formazione della vostra personalità:. 
      • PERFEZIONISMO
      • COERCIZIONE
      • REMISSIVITA'
      • ECCESSIVA INDULGENZA
      • IPOCONDRIA
      • ATTEGGIAMENTO PUNITIVO E SOPRAFFATTORIO
      • ABBANDONO
      • RIFIUTO
      • ENFASI SUL SESSO
      Vai alla quarta parte
       Torna alla Pima parte

      martedì 23 novembre 2010

      IL CAMMINO PER CONOSCERE MEGLIO SE STESSI - Seconda parte -

      Riconoscere ed accettare il "bambino" che si è stati


      Una delle cause principali della sofferenza e infelicità negli adulti è quello di ignorare  o dare poca importanza, al tempo in cui siamo stati bambini. Gli atteggiamenti ed i sentimenti provenienti dall'infanzia, influenzano ed interferiscono  moltissimo con la vita di noi adulti e spesso provocano in noi un affaticamento interiore e l'incapacità di rilassarci, quei terribili mal di testa e lo stomaco sottosopra che alimentano le nostre frustrazioni. Il bambino che siamo stati è un essere capace di sconvolgere la vita altrui ma è anche la  parte spaventata e oscura della nostra personalità. Che ci piaccia o no, siamo allo stesso tempo il bambino che eravamo che vive nell'atmosfera del passato, sia l'adulto che tenta di dimenticare il passato e di vivere solo la realtà attuale.  Occorre quindi saperlo riconoscere ed accettare, fissare dei limiti come i genitori fscevano con noi stabilendo delle regole e delle discipline per proteggerci.
      Spesso i conflitti tra il bambino del passato e l'adulto che siamo diventati, provoca degli squilibri talmente gravi che necessita l'intervento di specialisti. Si calcola che un medico di base dedichi il 30-50% del suo tempo alla cura di detti disturbi.
      I problemi di cui discuteremo invece, non riguarda persone che hanno gravi disturbi mentali, bensì problemi che riguardano la quotidianità della gente comune.
      Capire o cercare di capire le cause che determinano la nostra solitudine ed  il nostro malessere interiore.
      W.H.Missildine, in base alla sua esperienza come medico psichiatra infantile, stabilisce tre concetti fondamentali:
      1- Il tuo bambino del passato: è il bambino che sei stato una volta e che continua ad esistere nella tua vita da adulto.
      2- Essere genitore di te stesso: ti stai già comportando da genitore del tuo bambino del passato, le cui reazioni ai tuoi atteggiamenti da genitore hanno causato spesso tanti guai.
      3- Rispetto reciproco: è la base per andare d'accordo con il tuo bambino del passato e con le altre persone.

      Avendo trattato sia con pazienti  bambini che adulti, ha potuto spesso osservare il bambino in lotta con gli atteggiamenti dei suoi genitori e l'adulto in lotta con gli atteggiamente dei genitori con cui era cresciuto e che continuava ad adottare nei confronti di se stesso.

      Molto interessante è la narrazione di come ha influito il bambino del passato sulla vita adulta di  A. Fleming, il quale aveva una totale incapacità di esprimersi e di trasmettere a chiunque altro ciò che provava.

      venerdì 5 novembre 2010

      IL CAMMINO PER CONOSCERE MEGLIO SE STESSI - Prima parte -

      "Questo libro si sforza di spiegare te a te stesso per renderti capace di vivere in modo più ricco, libero ed equilibrato con te e con gli altri......................La mia speranza è che tu riesca a ritrovarti in questo libro e, dopo esserti riconosciuto, tu possa cominciare a considerarti con un pò più di rispetto".
      E' quello che scrive W.H.Missildine (neuropsichiatra  infantile statunitense) nella prefazione del suo meraviglioso libro: "Il bambino che sei stato".
      Si parte dal presupposto che ognuno di noi è stato bambino e pertanto le esperienze vissute nell' infanzia determinano i nostri atteggiamenti di persone adulte. Il bambino che siamo stati non fà parte del passato, ma continua ad esistere  dentro di noi ed a condizionare i nostri comportamenti e le nostre emozioni. 
      "Cosa è successo al bambino che sei stato? E' morto? E' stato buttato da qualche parte come i giocattoli vecchi, la cartella lo slittino? E' stato forse abbandonato, perso nel corso del tempo e alla fine dimenticato?"
      Bisognerebbe imparare a ricordare chi siamo stati e l'ambiente in cui siamo vissuti, e come i nostri genitori hanno interagito con noi bambini. Ogni volta che ci troviamo difronte ad un  solo individuo, vuoi amico o compagno di vita o collega di lavoro, dobbiamo considerare che siamo quattro e non due, accanto a noi  ci sono i bambini che siamo stati. Nel libro sono descritte  vicende accadute ad  alcuni pazienti e riportate come esempio, storie che io tralascerò, mentre mi soffermerò in particolar modo sull'esasperazione di alcuni atteggiamenti patogeni e dannosi dei genitori e delle conseguenze che si ripercuotono sul bambino e sull'adulto che esso diventerà.
      Ogni schema psicologico è descritto in maniera "pura" che nella realtà non esiste. Ogni atteggiamento non ci riguarderà totalmente ma potremmo ritrovarci in più profili e  non dimentichiamo che i nostri genitori sono esseri umani con le loro debolezze, portatori di atteggiamenti radicati nella loro cultura e del bambino che sono stati.
      Vai alla Seconda parte